mercoledì 10 settembre 2008

Tomas

Sedeva davanti a me il primo giorno di scuola. Ero in quarta liceo, veterana dell'istituto, dato che non molti si fermavano per più di una classe, il tempo di recuperare l'anno scolastico perso... Bonafini era l'unico vero professore, là dentro, l'unico che si ostinava a tenere un registro ed a interrogare gli allievi. Forse per questo era assegnato a lui il discorso di inizio anno, quello in cui si spiegava che, sebbene si trattasse di una scuola speciale, ciò non doveva far presupporre che là dentro non si studiasse. E io, da veterana, appunto, sapevo benissimo che invece lo studio era un optional, che i registri non esistevano, che la presenza era di fatto facoltativa e che la maggior parte delle ore le si trascorreva nei due baretti adiacenti giocando gran tornei di briscola.
Gran riccioloni neri, carnagione olivastra, denti bianchissimi. A dire il vero di tutti questi particolari me ne accorsi col tempo, ché quella mattina lì ero troppo impegnata a scribacchiare su qualche agenda. Si volta verso di me e con il vocione più profondo che io abbia mai avuto modo di sentire in vita mia, tuona: "Quell'uomo ha due cravatte". Ma che cazzo vuole questo da me, che sto solo aspettando la ricreazione per defilarmi senza farmi notare...
Diventammo, invece, in brevissimo tempo molto amici.
Le mie amicizie preferite, quelle che non richiedono impegno, responsabilità. Allora riuscivo bene a gestirmele, credo per il fatto che non esistevano ancora i telefoni cellulari.
Roma, gli esami di idoneità alla quinta, la nostra camera 101... ricordo con gioia la spensieratezza e la totale incoscienza di quei giorni.
Poi, dopo la maturità, una sera di primavera eravamo seduti sulla ringhiera della terrazza di casa mia a Trento, a guardare la pioggia.
Tutto, davvero, mi sarei aspettata, tranne quel suo uscirsene dal nulla con qualcosa tipo: "Sai, io e te dovremmo proprio stare insieme". Non mi venne in mente nulla di più poetico che un "Uh, ok, forse hai ragione". Mi sfiorò, ripeto, sfiorò le labbra.

Il giorno dopo partii per Friburgo. Lui se ne andò in Sudamerica. Non lo vidi mai più, anche se seppi che non seguì un buon periodo. Ieri ho trovato un contatto, un conoscente comune. Mi ha detto che non lo vede da molto, ma che sa di un figlio.
Un figlio con chi? In fondo non ci siamo mai lasciati...

3 commenti:

Mavie Cattoi ha detto...

scopro cose di te che non ho mai saputo... a volte credo di essermi persa qualche puntata , a volte credo di non averti veramente conosciuta

la malmostosa ha detto...

uh a volte lo credo anch'io...

Mavie Cattoi ha detto...

siamo sempre in tempo a recuperare